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Palazzo
Alessio Longo
(XV -XVII secolo)
Il palazzo nel 1550 apparteneva a messer Alessio Longo.
I Longo con i Campagnaro, i Locatello, i Musaragno, i Brunetin, i
Milano, gli Olivi e i Negro detennero il potere nel corso di tutto il
Cinquecento e furono, infatti, gli interpreti più o meno assoluti
dell'intima dialettica consiliare lungo tutto il XVI secolo. Nel 1538
fra i testi in un processo per frode ai dazi della muda di Noale
troviamo Matteo Longo in rappresentanza del podestà di Noale. Nel 1545
troviamo Matteo Longo come commissario in un contratto d'affittanza di
un mulino con una ruota con casa e altri fabbricati situato in Scorzè in
contrada Guizza. Anche nel Seicento la famiglia Longo continuò ad essere protagonista della vita politica noalese, difatti, nel 1614 troviamo Francesco Maria Longo, esattore del corpo dei forestieri, che si vide costretto con la forza a sequestrar nelle mani de Giacomo Rossato meriga del comun de Borgo verso Mestre, li frutti esistenti sopra la possessione, già del qm Paulo Avogaro, hora possessa per la relicta Renalda sua consorte, per debito.
L'edificio della fine del Quattrocento inizio
Cinquecento è stato più volte rimaneggiato e ha una facciata neoclassica
settecentesca asimmetrica con cornici alle finestre e marcapiano. Il
piano terra è caratterizzato da tre archi a tutto sesto leggermente
ribassati e al piano nobile ha una quadrifora centrale, con terrazzino
in marmo, tenuta assieme da una lunga cornice. Al centro del sottotetto
ha un abbaino con quattro lesene con sovrastante timpano. Su un arco del
sottoportico conserva un affresco
del '500
raffigurante la
Madonna fra i santi Sebastiano e Rocco.
All'interno sui muri perimetrali del primo e secondo piano sono presenti
delle decorazioni a fresco risalenti alla fine del Quattrocento inizio
Cinquecento con specchiature di marmi. Le venature dei finti marmi
riproducono simboli fallici: vagine, un pene, un pesce, una pera, un
volatile e un profilo umano.
Nel salone centrale del secondo piano conserva un pregevole soffitto del
tardo Seicento. |