Palazzo di Bernardo Locatello XVI secolo

Il palazzo dai moduli compositivi del XVI secolo, nel 1550 era di proprietà dei Bernardo Locatello. Sia nella mappa del 1776 di Gio Battista Giuin sia nel catasto napoleonico del 1807 è indicato ancora di proprietà della famiglia Locatello. Nel corso del '500 i Locatello con i Longo i Campagnaro, i Musaragno, i Brunetin, i Milano, gli Olivi e i Negro detennero il potere a Noale nel corso di tutto il secolo. Messer Bernardo era uno degli uomini più influenti di Noale; membro del Consiglio cittadino affermato notaio, esattore della podesteria, ricchissimo possidente terriero con quasi settanta ettari di proprietà e milleduecento lire di rendita, risiedeva in borgo San Giorgio ora piazza XX Settembre ove, oltre al proprio palazzetto, possedeva anche altri immobili. Notaio dal 1526 al 1586, Bernardo esercitava con la propria famiglia un incontrastato strapotere nel Consiglio cittadino, nel quale presenziava con il fratello Domenico e i cugini Giovan Domenico e Giovanni. Nel 1554, vi fu una sentita e formale protesta dei popolari, gli abitanti di Noale con diritto di cittadinanza ma esclusi dal Consiglio, che in una supplica al doge lamentarono la grave “situazione di clientelismo e corruzione” in cui versava l’organo di governo locale: una decina di famiglie monopolizzava l’intero numero delle cariche pubbliche, spesso cumulandole ed esercitando palesi favoritismi. In tutta questa situazione il nostro Locatello giocava senza dubbio un ruolo da protagonista tanto che il podestà stesso in quell’occasione ammetteva che il Consiglio era “in man de un solo specificato missier Bernardo Locatello”, giudicato comunque “uomo accorto” e “in summo respetto”. La famiglia Locatello possedeva anche una villa con chiesetta in localitá Ponte Casino. I Locatello non furono solamente gli interpreti più o meno assoluti della dialettica consiliare lungo tutto il XVI secolo ma svolsero anche un ruolo importante all'interno della chiesa noalese con i pievani: Giovanni Locatello dal 1557 al 1601 (di seconda porzione); il fratello Giulio dal 1569 al ?( di prima porzione ) e alla morte di Giovanni il nipote Giacomo Locatello dal 1601 al ? (pievano di seconda porzione). La chiesa di Noale dal 1300 sino al 1755 ha avuti due parroci contemporaneamente in carica che esercitavano a settimane alterne. I parroci sia di prima o di seconda porzione svolgevano funzioni autonome e indipendenti. Anche nel corso del Seicento e Settecento i Locatello continuarono ad essere una delle famiglie più influenti in Consiglio e naturalmente ad esercitare un incontrastato potere. All'inizio del Settecento Giacomo Locatello, figlio di Giovanni, fattosi padrone dell'archivio e degli estimi, trafugò dalla provedaria tutti i volumi e libri d'estimi publici e li rinchiuse in sua casa. Alla sua morte, avvenuta nel 1719, i suoi eredi, perseverando in questa direzione, non solo impedirono a chiunque la lettura degli Estimi, ma vietarono anche al resto del Consiglio l'estrazione di qualsiasi copia. La disponibilità degli Estimi si rivelava quanto mai necessaria, ai Deputati agli estimi, appunto per la nuova redazione degli stessi, e ai provveditori della Comunità per il corretto riparto delle imposte. Il 18 gennaio 1759 i Conservatori alle leggi, proprio a seguito della sua inadempienza, sospesero dall'esercizio della professione Bernardo Locatello.

Il palazzo è stato l'abitazione del dott. Gian Paolo Menegazzi (1868-1942), autore di un sorprendente archivio fotografico,ora collezione M. Ferrante, recentemente pubblicato in Saluti da Noale.

La facciata semplice e pulita è caratterizzata da ripartizione a quattro fori centrali e finestre laterali. Ha cornici marcapiano e alla base delle finestre. Al piano nobile ha una bifora con poggiolo e al piano terra tre archi con corte colonne. Interessanti le facciate del cortile interno, portici e una bifora in stile gotico fiorito. Giacomo Dal Maistro in Noale tra Storia e Memoria ci informa che la bifora proviene dal palazzo dei della Torre che si trovava nell’attuale pazza Castello e fatto demolire nel 1722 dal Consiglio dei Dieci in segno di infamia.

Il palazzo conserva, all’interno nel salone centrale del piano nobile, decorazioni che si rifanno a motivi fitomorfi, zoomorfi e finte incorniciature marmoree alle porte.