Giustino Menescardi (Milano ? 1720 ca. 1777 ca. Venezia)

Non non si hanno molte notizie biografiche.

L'attività del Menescardi è documentata dal 1751 al 1777, periodo in cui risulta iscritto nel libro della Fraglia pittorica di Venezia, città dove lavorò a lungo. Qui nel 1765 affrescò il primo teatro d'opera detto di San Cassiano, ora distrutto. Anche se non si conosce la data esatta d'esecuzione dei lavori, è documentata la sua attività nella sala dello Scudo a Palazzo Ducale, dove realizzò le quattro mappe con raffigurazioni di allegorie, abitanti, costumi. Sono rappresentati: "L'Africa dallo stretto di Gibilterra all'Arabia", "L'Italia e l'Europa Orientale", "L'Asia Orientale con i viaggi di Marco Polo e di altri illustri viaggiatori veneziani" e "Le regioni dell'Asia minore fino all'Indo".

Altre opere dell’artista sono collocate: nella chiesa di Santo Stefano Agostino in atto di conculcare le eresie; nelle Gallerie dell’accademia Mosè salvato dalle acque e nella Scuola dei Carmini S. Simone Stock a cui appare la vergine e intorno le 8 Sibille nel soffitto del salone superiore; Martirio di due santi e incontro di Jefte con la figlia ai lati della porta; la circoncisione e, probabilmente le figure degli evangelisti e dei profeti alle pareti e sul soffitto della seconda sala.

Il Vancanover gli attribuisce il San Giuseppe da Copertino nell’Accademia dei Concordi di Rovigo. Il Gradenigo ricorda che nel ’66 aveva dipinto a Venezia un soffitto in palazzo Crotta a Santa Lucia.

Il Menescardi è decisamente un tiepolesco e sembra essersi educato sulla prima fase lombarda del Tiepolo, su quel pittoricismo luminoso ad impasto grasso e corsivo. Anche il Lorenzetti, nella sua famosa guida di Venezia, parla più volte del "tiepolesco" Menescardi, collocando l'opera del pittore milanese sulla scia del grande maestro veneto. Una lezione felicemente applicata, soprattutto, sulle prime opere che pone il Menescardi a pieno titolo fra i più interessanti rappresentanti della tradizione dei "frescanti" settecenteschi veneziani.